Alberto Giacometti, espressione di un corpo

Mi trovo al Gam di Milano per vedere la piccola mostra (forse troppo piccola in rapporto ai 12€ richiesti) dedicata a Giacometti scultore. Il breve percorso espositivo restituisce la sua esperienza artistica nel complesso, anche grazie alle numerose fotografie dell’artista al lavoro nel suo atelier: dai primi lavori giovanili, passando ai tentativi cubisti e surrealisti, per arrivare al linguaggio col quale continua a parlare a tutti noi. Quello che più mi colpisce nelle opere della maturità, è il dialogo tra la rigidità delle figure e l’aggressione che le stesse figure paiono subire: aggressione manifestata nella texture emaciata e deformante che sembra provenire dall’interno.
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Corpi martoriati, aggrediti dalla stessa materia di cui sono composti. Eppure non sono corpi abbattuti, tutt’altro! Sono figure erette (anonime, spesso senza caratteri sessuali o arti appena abbozzati) connotate da una grande dignità e fierezza. Si pongono come testimoni di una interminabile lotta, davanti ai nostri occhi.

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Le opere sono molto ben illuminate e ho apprezzato alcuni giochi di riflessi con specchi e ombre che sembrano voler enfatizzare la moltiplicazione di queste figure esili ma al tempo stesso forgiate con il metallo. Le opere avrebbero voluto un maggiore spazio espositivo per poter essere collocate e dislocate con maggiore libertà.
Ho apprezzato il catalogo, molto curato nella scelta della carta e nella grafica essenziale che risalta fotografie forse un po’ troppo piatte.
Lungo il percorso, purtroppo non sono presenti sedute.

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