Il grande bagaglio di immagini: la rivista patinata.

Da qualche settimana lavoro con un gruppo molto speciale. Con un po’ di esperienza alle spalle, di lavoro con bambini, ragazzi ed adulti pensavo di aver inquadrato a grandi linee il lavoro in gruppo e quindi di aver visto, per così dire, un panorama di situazioni diversificate ma legate tra di loro dal punto di vista della conduzione: in altre parole, credevo di aver capito come articolare un’attività di laboratorio basandomi sul tempo a disposizione, sugli obiettivi da raggiungere e naturalmente dal contesto di lavoro. Ed ecco che la vita mi porta davanti ad una nuova situazione che mi permette di cambiare punto di vista e ribaltare alcuni schemi, faticosamente conquistati in questi anni. Vi parlo di un gruppo formato da persone che hanno rifiutato il loro ruolo sociale e da persone costrette ad abbandonare la loro vita sociale ed affettiva. Nel gruppo ci sono dunque persone laureate e persone che hanno imparato dalle esperienze concrete della vita.  Non so chi di loro legga giornali, veda la tv, sia interessato di politica, attualità, arte, sport, viaggi… Raccolgo informazioni ora dopo ora, minuto dopo minuto, con discrezione, intavolando discorsi con delicatezza, non posso prendere niente per scontato. Le persone che ho davanti non hanno in comune il fatto di avere un’istruzione simile, provenire dallo stesso paese, avere gli stessi valori, avere degli obbiettivi simili. Niente di tutto questo. Mi approccio loro attraverso il linguaggio artistico (qui diventa un mezzo), cercando di ottenere storie (il contenuto) che possano essere lette attraverso le immagini, le opere (qui il fine artistico).  La mia formazione artistica mi impone di ricercare un senso estetico, perché l’estetica senza senso risulta vuota, il bel compitino leccato che lascia intravedere poco oltre, appunto. D’altro canto, contenuti sensati espressi e concretizzati senza un filo estetico si distanziano troppo dal contenitore “Arte”. Mi confronto con la realtà dei fatti, persone così diverse e con cui risulta difficile impostare un lavoro continuativo e omogeneo. Portarle a sviluppare un percorso artistico ed espressivo, aprire in loro una breccia perché trovino lo stimolo per raccontare anche solo una briciola. Arriva in maniera del tutto naturale l’esigenza di dare loro qualcosa di mio, di mettere in atto un dialogo, uno scambio. Attraverso le mie mani trasmetto conoscenze tecniche, libri letti, lezioni ascoltate, valori assimilati, regole di composizione, esperienze di vita vissuta.

sett2013 varie 171

Poco a poco prendono forma diversi collages. Sulle riviste di oggi, la quantità di immagini e la loro eterogeneità permette alle persone di tutti i continenti di trovare qualcosa che le rappresenti, che possa parlare per loro.

E le sorprese non mancano!

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